Bad Cabaret: le cattive ragazze vanno… a lavorare con Walt!

Si dice che, se le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive invece vanno dappertutto. Le cattive Disney… beh, loro vanno a lavorare con il mitico Walt, che è come andare dappertutto e anche più in là. Dentro i sogni!

E così, in un ideale cabaret misto a talk show trash, gli instancabili performer e docenti Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz le hanno immaginate, celebrate e prese un po’ in giro. Se infatti, col loro corso romano di teatro musicale ad andare in scena erano state le confessioni delle principesse disneyane, nello spettacolo finale del corso tenuto in collaborazione con la Art3 di Bergamo le protagoniste sono diventate le cattive più famose del repertorio Disney.

Una settimana fa, il 28 luglio 2019, sul palco del Teatro Albegno di Treviolo si sono avvicendate Grimilde e Malefica, Maga Magò e Madame Medusa, la Regina di Cuori e Yzma, Lady Tremaine con Anastasia e Genoveffa, Madre Gothel e Ursula. Più un’infiltrata, la principessa Aurora, alle prese con il problema di rimanere sveglia. Tutte insieme a sviscerare tra canzoni e risate gli onori e gli oneri dei loro ruoli leggendari.

Qualche inciampo a livello di drammaturgia e alcune battute andate un po’ perse per essere state dette troppo in fretta, forse a causa della comprensibile emozione, ma in generale due repliche ben riuscite, che hanno testimoniato il percorso fatto, l’impegno, la dedizione e la passione delle allieve e degli insegnanti.

Particolarmente degno di nota il lavoro sui personaggi: grazie anche ai costumi, davvero ben confezionati, tutto il cast sembrava direttamente uscito dalle pellicole Disney e ho molto apprezzato le singole caratterizzazioni e la cura dei piccoli dettagli. Ad esempio mi è piaciuta tantissimo Madre Gothel, con il suo accento tedesco, e ho trovato fantastico il trucco di Ursula (che in quanto ad accento, mi sembrava provenire, anziché dagli abissi oceanici, dai mari e dai fiumi di casa mia). Lo illustrano bene anche i divertenti e coloratissimi ritratti fotografici realizzati da Luca Giacomelli Ferrarini, di cui pubblico qui un collage per ragioni di spazio.

Devo anche aprire una doverosa parentesi (piccolissima, per non sottrarre spazio alle legittime protagoniste) sulla partecipazione di una specialissima guest star, ovvero l’ombra di Peter Pan, che parlava in lingua ombrese, con traduzione simultanea di Madre Gothel : la bravura di chi le prestava la voce (chi sarà stato mai?) ci ha indotti a guardare tutti la sedia vuota dell’ombra come se ci fosse veramente qualcuno seduto sopra. Chapeau e chiusa parentesi.

Quando si cerca di costruire qualcosa di bello, tutti insieme, non è mai facile. Tante teste, tanti caratteri, che per forza di cose devono andare all’unisono… Non è facile ma è proprio quando le cose sono difficili e tortuose che la soddisfazione è maggiore

Queste le parole di Barbara Munda, che con Michela Polacchini e Roberta Pasetto, dirige la Art3 e che direi rendono al meglio il significato e la profondità di quella che per docenti, allieve e organizzatrici è stata – ed è ogni anno – una grande avventura, vissuta e portata a termine in gruppo, faticando e imparando gli uni dagli altri.

E con il ricordo e le emozioni di Bad Cabaret ancora vivissimi, una nuova avventura è pronta a cominciare ai primi del prossimo ottobre. Seguite Art3 su Facebook, Instagram e Twitter, per avere tutte le news e le informazioni sul nuovo corso di teatro musicale alle porte. Dopo averci fatto conoscere meglio le cattive Disney, quale storia ci racconteranno l’anno prossimo? Io sono curiosa e voi?

(Locandina di Luca Giacomelli FerrariniFotografie di scena di scena di Marzia PozzatoRitratti di Luca Giacomelli FerrariniFotografia di gruppo tratta dalle stories Instagram di Cristian Ruiz)

Il Diavolo veste Disney: sognare non è semplice ma per favore non smettete

Far ridere è difficile e necessario》- Cristian Ruiz

I sogni son desideri, dice una celebre canzone disneyana, ma secondo un vecchio adagio bisogna stare attenti a ciò che si desidera e sogna perché potrebbe anche avverarsi… E così, in un improbabile talk show che fa il verso ai programmi di Maria De Filippi e al Grande Fratello, ecco le principesse Disney (e anche qualche principe) sfogarsi e confessare delusioni, frustrazioni, insicurezze e via dicendo. Insomma, lavorare per la fabbrica dei sogni del mitico Walt non è tutto rose, fiori e cuoricini come si potrebbe credere.

Per il consueto spettacolo di fine anno del corso di teatro musicale della L.C.Art di Roma, i due geniali docenti Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz hanno confezionato un copione e una messa in scena spumeggianti e irriverenti, pieni di divertita ironia. D’altronde si riesce a dissacrare con grazia solo ciò che si ama davvero e Il Diavolo veste Disney non è stata soltanto un’occasione per ridere ma anche un modo brillante per riflettere sui sacrifici e le incertezze che comporta lavorare con i sogni. O con l’arte. Perché, alla fine, le problematiche dei personaggi Disney in sostanza non sono molto diverse da quelle degli artisti, nella vita vera. Alimentare sogni è una gran fatica.

Un prodotto raffinato e ben scritto, quindi, di livello professionale, anche nelle soluzioni sceniche e nei costumi. Vogliamo parlare della sirenetta Ariel e dei suoi capelli che fluttuavano legati ai palloncini?

Fantastica.

Splendidi anche i ritratti fotografici dei singoli personaggi realizzati da Luca Giacomelli Ferrarini: per ragioni di spazio ne posso offrire solo un assaggio sotto forma di collage, ma è possibile vedere le fotografie originali sulle pagine Facebook e Instagram dell’autore e della L.C.Art.

Lo scorso 16 giugno 2019, nelle due repliche sold-out sul palco del Teatro Centrale Preneste di Roma, gli allievi della L.C.Art hanno reso onore a quanto creato con tanta cura dai loro insegnanti e ai dieci mesi di studio e costruzione dello spettacolo. Si sono dimostrati all’altezza del ritmo veloce dei testi, dei tempi comici, delle coreografie, delle canzoni e dei complicati cambi di scena. Buonissima anche la sintonia di gruppo: diciassette attori sempre tutti presenti sul palco, con un copione così ricco di battute e movimenti scenici, devono saper gestire spazi, tempi e ruoli come gli ingranaggi di un orologio e posso testimoniare che loro ci sono riusciti.

Soddisfatto, felice, commosso ed emozionato… Grazie》- Luca Giacomelli Ferrarini

Palpabili ed evidenti l’orgoglio e la felicità dei due insegnanti/registi e anche di Cristiana Corongiu e Paola La Rocca, colonne portanti della L.C.Art. Impossibile il contrario: Il Diavolo veste Disney è oggettivamente uno spettacolo ben riuscito, con un cast che ha dato il meglio di sé.

Il mio ricordo personale?

Un momento delle prove. I ragazzi che sul palco imparavano anche la pazienza delle lunghe attese e dei tempi tecnici, la figura in ombra del regista davanti a loro e, in un angolo, tra gli oggetti di scena, un piccolo mazzo di fiori gialli, che risaltava grazie alle luci blu. Una sorta di immagine pittorica che un po’ mi pento di non aver catturato in una foto. Però è sicuramente fotografata nella mia memoria, la creatività e l’impegno e il giallo di quei fiori vivo come i sogni che da decenni Walt Disney e i suoi personaggi ci donano. Magari sognare e dare vita ai sogni non è sempre semplice, a volte è faticoso, a volte si vorrebbe mollare… E invece no, vale sempre la pena di sognare, di crederci. Non smettete, non smettiamo.

Di certo non si smetterà di sognare alla L.C.Art: consiglio di seguire le sue pagine social, già sono in arrivo a breve interessanti novità.

(Locandina e ritratti di Luca Giacomelli Ferrarini

Fotografie di scena di Andrea Romagnoli)