Nessun dorma: la sfida coraggiosa di un giovane autore in cui vale la pena credere

Il suo talento di interprete e la sua voce non comune sono ben noti nel mondo del teatro musicale nostrano, ma ora il pubblico avrà l’opportunità di conoscere e apprezzare Luca Giacomelli Ferrarini anche come autore e regista di un testo drammaturgico originale. Il 31 maggio 2022 il giovane artista villafranchese ha infatti presentato al M.A.S. Music Art & Show di Milano il suo Nessun Dorma, a cui ha lavorato negli ultimi cinque anni, insieme a Marco Spatuzzi, che ne ha composto le musiche. Lo spettacolo è stato proposto in forma privata, per gli addetti ai lavori e la stampa – un passaggio necessario per arrivare alla distribuzione al pubblico – e ringrazio l’autore/regista per avermi consentito di essere presente, con il mio piccolo blog. È stato un onore e vi racconterò perché questo coraggioso progetto artistico merita lunga vita e i palchi di tanti teatri.

Cristian Ruiz è Giacomo Puccini

Nessun dorma racconta un tragico episodio realmente accaduto e a lungo rimasto nascosto della vita del grande Giacomo Puccini. Una vicenda che ruota intorno al rapporto controverso e viscerale che legava il compositore alla moglie Elvira e che coinvolge una giovanissima domestica della loro casa a Torre del Lago, Doria Manfredi. Luca Giacomelli Ferrarini ha delineato molto bene i personaggi, vitali, solidi, veri, costruendo una trama di forte presa che si regge in buon equilibrio tra i brani musicali e la prosa. I dialoghi colpiscono per la naturalezza e il realismo, portano direttamente dentro la storia.

Floriana Monici è Elvira Bonturi

Le musiche di Marco Spatuzzi sono sempre una garanzia e anche in questo caso si confermano di notevole bellezza, soprattutto nell’uso degli archi, variando dallo struggente e cupo al brioso, sino a momenti di forte impatto emotivo. Le liriche di Luca Giacomelli Ferrarini sono tutte da ascoltare con attenzione, importanti tanto quanto i dialoghi. Le melodie e diverse strofe restano impresse nella memoria. Belle e delicate le citazioni da Suor Angelica, opera centrale del famoso Trittico pucciniano, con un ruolo fondamentale nello spettacolo. Uno dei tratti più affascinanti del testo è infatti la rappresentazione della creazione artistica, il legame tra l’artista e i personaggi che prendono vita dalla sua immaginazione, la ricerca dell’ispirazione, il rapimento creativo che può portare all’isolamento e all’esclusione di chi è più vicino. Ammetto che avrei milioni di domande da porre all’autore su questi temi.

Giulia Fabbri è Doria Manfredi

Di prim’ordine il cast.

Cristian Ruiz è apparso molto a proprio agio nei panni di un Giacomo Puccini dal fascino sicuro e maturo, con una sottile fragilità che emerge nelle sue contraddizioni, la sua solitudine, il suo bisogno di superare il blocco creativo, il suo egocentrismo artistico,  forse il peggior rivale della moglie, ben più delle altre donne. Mi sono piaciuti moltissimo i suoi dialoghi e i duetti con Elvira, interpretata con forza e passione da Floriana Monici, molto brava nel rendere una personalità complessa, dominante e difficile da gestire tanto quanto quella del marito.

In balìa di queste due figure così debordanti e potenti che si cercano e si scontrano, spicca come un fiore l’inesperta e indifesa Doria Manfredi, a cui una vibrante e luminosa Giulia Fabbri ha donato spontaneità, voglia di vivere e sognare, disarmante innocenza. Impossibile non rimanerne toccati e coinvolti, non sperare di poterla proteggere.

Luca Giacomelli Ferrarini è Michele Donati

Per se stesso, Luca Giacomelli Ferrarini ha confezionato un personaggio per lui piuttosto inedito, il semplice e dolce giardiniere Michele, che porta una nota di allegria e tenerezza all’interno del dramma. La sua simpatica goffaggine ha divertito e conquistato il pubblico, accompagnata da un fondo di amarezza e commozione. Credo che molti di noi presenti lo avrebbero volentieri adottato.

Aggiungo che proprio nel ruolo di Michele  l’autore/regista si è concesso una licenza poetica legata al mondo delle fiabe (non scendo in dettagli per non rovinare le future visioni) che, lungi dall’essere fuori luogo, funziona benissimo nell’insieme ed oltretutto gli offre la possibilità di esibirsi in un autentico pezzo di bravura.

Francesca Taverni è la zia principessa

Un discorso a parte va fatto per Angelica e la zia principessa, evocate dalla fantasia di Puccini, che sta componendo Suor Angelica e le sovrappone alle donne reali della sua vita. Sogni, quasi spettri, che conferiscono una sorta di sfumatura gotica all’atmosfera generale. Francesca Taverni, come sempre stratosferica, ha dato vita a una principessa severa e indurita dal dolore, privata della capacità di provare compassione. L’unione della sua voce con quella di Floriana Monici ha strappato brividi.

Noemi Bordi è stata proprio una sorpresa e mi ha rubato il cuore. Una meravigliosa Angelica,  tormentata e bellissima, profondamente sola e commovente. Insieme all’appassionata Doria di Giulia Fabbri ha raggiunto vette davvero strazianti, nella migliore tradizione lirica delle eroine pucciniane.

Noemi Bordi è Suor Angelica

Non vanno dimenticate le scenografie a cui ha collaborato Nicola Zogno. Su uno sfondo blu come un cielo al crepuscolo, la casa dei Puccini a Torre del Lago rivive in una commistione di arredi d’epoca e di linee essenziali più moderne, poste su una piattaforma girevole che rappresenta il vinile di un grammofono e che ruotando fa scorrere gli spazi, i personaggi e gli avvenimenti. L’ho trovata un’idea davvero brillante. Personalmente mi ha fatto pensare anche a una sorta di lanterna magica, che proiettava ombre e voci del passato.

Belli e molto curati anche i costumi di Maria Luisa Mammetti. E, come  sottolineato nella locandina completa, alla realizzazione e alla messa in scena dello spettacolo hanno partecipato Eva Bruno (disegno luci), Mirko Marogna (disegno fonico), Martina Sandri (acconciature) e Serena Sannino (assistente). Ringraziamenti vanno anche a Francesca Longhin, Nicolò Slavik e Adelaide Guglielmi. La maggioranza di loro, così come il cast, ci ha tenuto a testimoniare la volontà e la tenacia di Luca Giacomelli Ferrarini nel concretizzare questo sogno e soprattutto quanto la sua visione di autore e regista sia sempre stata molto chiara e precisa.

Dal mio punto di vista di spettatrice posso dire che questo spettacolo ha caratteristiche che lo rendono apprezzabile sia da un pubblico che ama il musical sia da quello che preferisce la prosa. È una storia tutta italiana che racconta e celebra l’arte italiana e questo lo ritengo un valore aggiunto. Soprattutto ha un’anima che emoziona. Durante la serata il coinvolgimento emotivo in platea era unanime e palpabile. Alla fine ricordo di aver cercato gli occhi della persona accanto a me e ci ho letto gli stessi miei sentimenti. Se un’opera teatrale arriva al cuore di chi guarda per me ha già vinto.

Spero vivamente che Nessun dorma trovi la propria strada e riesca presto ad essere visto e amato da più pubblico possibile. Nel mio piccolo farò del mio meglio per supportarne il percorso. Vi invito a seguire la pagina ufficiale Instagram dello spettacolo per restare aggiornati sulle prossime news.

Concludo con un particolare suggestivo. Come già detto Nessun dorma è stato presentato lo scorso 31 maggio, a Milano. E sempre a Milano, il 31 maggio 1884 veniva presentata Le Villi, la prima opera di Giacomo Puccini.

Ci pensate?

Perché io ci ho pensato.

Nella stessa data, nella stessa città, a centotrentotto anni di distanza, due giovani autori hanno affrontato la loro scommessa. E credo che siano stati capaci di parlarsi.

Le vie dell’Arte sanno incrociarsi in modi sublimi.

Stanno sparando sulla nostra canzone: una black comedy che colpisce al cuore (ma non fa male, anzi…)

Questi nostri anni Venti hanno molto in comune con quelli del secolo scorso: anche allora il mondo aveva dovuto fronteggiare, oltre a una guerra, i tempi bui di una pandemia ed è proprio in quell’epoca, in cui si cercava di ricominciare e tornare alla normalità, che Giovanna Gra ha ambientato Stanno sparando sulla nostra canzone, la black comedy musicale di cui è anche regista insieme a Walter Mramor: in pieno proibizionismo, in un’America dalle atmosfere urbane e notturne che si sta riprendendo dal primo conflitto mondiale e dall’influenza spagnola, si intrecciano le sorti di una fioraia spacciatrice d’oppio, un giocatore d’azzardo e un gangster senza scrupoli, in cerca di nuove speranze, amore e potere, guidati dalla passione e dalla rinnovata voglia di vivere e vincere. Il tutto in un turbinio coinvolgente di canzoni di ogni genere riarrangiate da Alessandro Nidi, dai Queen a Michael Jackson, passando per Renato Zero e Prince. Una storia divertente e intelligente, che ho avuto modo di apprezzare di persona lo scorso 1 aprile, quando, reduce da un tour di successo partito a febbraio (e che in questi giorni approda a Torino, fino al 10 aprile), ha fatto tappa anche ad Argenta, in provincia di Ferrara, dove vivo, al Teatro dei Fluttuanti.

Fotografia di Renzo Daneluzzi

Nei panni di Jenny Talento, la fioraia che oltre ai fiori vende oppio, splende Veronica Pivetti, che ritrae con partecipazione e fascino la figura dolce e seducente di una donna appassionata che si innamora ma non perde se stessa e anzi regala al pubblico un’evoluzione sorprendente e per niente banale. È stata una bella conferma scoprire Veronica Pivetti dal vivo, in veste di attrice teatrale: forte presenza scenica, molta ironia e quel suo caldo timbro di voce che mi è sempre piaciuto tanto, notevole anche nel canto.

Accanto a lei, due volti noti del musical nostrano: Brian Boccuni e Cristian Ruiz.

Brian Boccuni interpreta il giovane e prestante giocatore d’azzardo Nino Miseria, che intraprende con Jenny una travolgente e burrascosa storia d’amore. A suo agio anche nei personaggi drammatici (lo ricordo nel bellissimo Il bacio della donna ragno), questo ruolo gli consente di sfoggiare il suo lato brillante (come già accadde con Processo a Pinocchio) e mostra davvero una bella chimica con Veronica Pivetti. Bellissima la sua delicata versione di Moon River.

Fotografia di Renzo Daneluzzi

L’ammaliante e luciferino gangster Mickey Malandrino sembra invece scritto apposta per Cristian Ruiz. Dopo averlo visto esibirsi in tanti teatri italiani, negli ultimi otto anni, è stato davvero speciale ritrovarlo qui, sul palco del teatro di casa mia. Questa è una stagione in stato di grazia per lui: dopo i trionfi milanesi di Pretty Woman, di nuovo porta in scena – con molta generosità – un altro personaggio che gli calza a pennello. La sua interpretazione di I wanna be loved by you di Marilyn Monroe è indimenticabile.

Fotografia di Luca Giacomelli Ferrarini

Molto emozionante la chiusura dello spettacolo: finita la storia, finita la musica, sono rimaste solo le luci e le voci dei tre protagonisti, a intonare C’era un ragazzo accompagnate dal battito delle mani del pubblico. E direi anche dal battito dei cuori. Un modo perfetto e toccante per concludere una serata ricca di risate ma anche riflessioni su un tempo che ci assomiglia, su sentimenti che ancora ci appartengono.

Consiglio a chi è di Torino e dintorni di non perdersi la possibilità di vedere Stanno sparando sulla nostra canzone, al Teatro Gioiello fino al 10 aprile, e mi auguro che lo spettacolo continui il tour anche nella prossima stagione. Lo rivedrei più che volentieri.

Noi spariamo, ma non pallottole: emozioni. Perché il teatro ti stende, ma non ti ferisce mai (Cristian Ruiz)

La riapertura del Cerchio di Legno: novità, progetti e tanta voglia di fare di nuovo arte insieme

In meno di due anni di vita, il Cerchio di Legno, laboratorio teatrale nel cuore della provincia veronese, fondato e profondamente voluto da Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz, ha conquistato tanti cuori e tanto affetto, da chi lo frequenta come studente sino a chi semplicemente ne sostiene il percorso artistico e creativo. E così, durante il lockdown, questo piccolo grande luogo di cultura e aggregazione è mancato moltissimo a tutti.

Finalmente, non appena è stato possibile, e naturalmente applicando tutte le misure di sicurezza richieste, il Cerchio ha riaperto e nel mese di luglio ha accolto di nuovo le studentesse del corso over 14, che, lo ricordo,  prevede un programma di studio delle tre principali discipline del teatro musicale (recitazione, canto e danza) e fornisce gli strumenti necessari per prepararsi agli esami di ammissione per accedere alle migliori accademie di musical in Italia e all’estero.

La parentesi estiva si è chiusa domenica 26 luglio, dopo tre settimane di recupero intensivo, con una speciale esibizione per pochi spettatori selezionati, in cui le ragazze hanno recitato un estratto da La casa di Bernarda Alba di Federico Garçia Lorca e interpretato brani tratti da Sister Act, Sweeney Todd, Wicked e West Side Story.

Abbiamo pianto, riso, lavorato sulle emozioni più nascoste e riflettuto sul difficile mestiere del performer.

Sono ricominciati anche i weekend aperti a stagisti esterni e uditori:  il 18 e 19 luglio è stata la volta del fine settimana  dedicato a Mary Poppins e sono già aperte le iscrizioni per il prossimo incontro, che si svolgerà il 29 e 30 agosto 2020, per concludere in bellezza l’estate, con uno studio del musical Mamma mia!                         Come docente di canto corale, tornerà, ormai per la terza volta, Elisa Dal Corso.

La scuola si prepara anche a un autunno ricco di novità e progetti per tutte le età. Le lezioni dell’anno accademico 2020/2021 riprenderanno il 21 settembre 2020, quasi a due anni esatti dall’inaugurazione, e oltre al corso per adulti, sono previsti anche corsi di musical per bambini, il laboratorio teatrale Junior (dai 9 ai 13 anni) e il laboratorio teatrale Baby (dai 6 agli 8 anni).

Per tutti i corsi e l’incontro di fine agosto, è possibile iscriversi e avere informazioni scrivendo a: cerchiodilegno@aol.com

Punta a prenderti il cielo” canta Mary Poppins e al Cerchio di Legno si punta sempre verso l’alto. Altre sorprese e tante belle idee sono in serbo per il futuro. La passione e la speranza che brillano negli occhi dei docenti e dei loro allievi ci ricordano che, soprattutto in questo momento di incertezza e confusione, l’Arte non è un lusso secondario, bensì una risorsa essenziale. Durante il lockdown, è stata proprio l’Arte, in tutte le sue forme, a sostenere, aiutare, nutrire le nostre emozioni e le nostre menti messe a dura prova. E l’Arte è fatta di persone e anche di scuole come il Cerchio di Legno. Dovrebbe essere scontato ma credo valga la pena ripeterlo.

(Fotografie tratte dalle pagine Instagram e Facebook del Cerchio di Legno

Grafica delle locandine di Luca Giacomelli Ferrarini)

I tanti mondi del Cerchio di Legno: dal musical alla prosa, lezioni di emozione

L’emozione è vita. La vita è emozione. Dunque l’emozione è dramma. Il dramma è emozione》– Moses L. Malevinsky

In questo weekend, al Cerchio di Legno, è in corso il workshop dedicato al Re Leone, una due giorni di danza e canto, che vede anche la partecipazione speciale, come docente ospite, del performer Simone Nocerino. Finora, da quando è stata proposta l’idea di un workshop al mese aperto anche al pubblico, il laboratorio teatrale veronese diretto da Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz, non ha sbagliato un colpo, offrendo la possibilità di esperienze sempre diverse, coinvolgenti e di alto valore culturale e artistico: dal genio di Shakespeare al mondo variopinto di Moulin Rouge fino alle atmosfere fiabesche di Nightmare before Christmas. Adesso appunto tocca al musical del Re Leone, ma prima ancora, nello scorso mese di gennaio, è stato il momento della prosa, attraverso l’approfondimento di alcune delle più note figure femminili create da un grande della drammaturgia, ovvero Tennessee Williams.

Ho iniziato a conoscere le opere di Tennessee Williams fin da bambina, grazie al cinema, e ho sempre pensato che fossero prive di misericordia: i personaggi dell’autore americano mi sembrano ogni volta falene impegnate a sbattere contro i vetri, cercando di raggiungere una fiamma a cui non arrivano quasi mai. E se ci arrivano si bruciano. La redenzione non è prevista oppure è pagata a caro prezzo. Ma le loro storie sono belle, bellissime, proprio perché fanno male, anche a chi le legge, le ascolta, le guarda.

Per interpretare questi personaggi senza sconti bisogna scoprirsi i nervi, togliersi la pelle, mettersi in gioco in maniera totale. E le allieve del Cerchio di Legno lo hanno fatto. Sono state brave, coraggiose. Si sono emozionate e hanno fatto emozionare noi che eravamo lì ad assistere. Guardatele in questo breve ma intenso montaggio. Belle, bellissime anche loro, come le creazioni di Tennessee Williams.

Drammi che ben conoscevo, come Un tram chiamato desiderio, La rosa tatuata, Lo zoo di vetro, La gatta sul tetto che scotta e che l’analisi di Luca Giacomelli Ferrarini mi ha indotta a rivalutare con diverse sfumature. E poi La notte dell’iguana, un titolo che chissà perché avevo sempre lasciato da parte o Estate e fumo che mi era del tutto ignoto e che sono corsa subito a cercare (ne parlerò presto!). Ecco, se lo scopo del Cerchio di Legno è diffondere e condividere cultura, con me – ma decisamente non solo con me- ha fatto centro. Sono tornata a casa con nuovi punti di vista, nuove curiosità, nuove storie da scoprire. Non è poco.

Mentre il weekend in compagnia del Re Leone continua con successo, vi ricordo che sono aperte le iscrizioni per l’anno accademico 2020/2021 e che gli incontri mensili proseguiranno sino a giugno. Quali altri mondi di arte, musica e parole sono in attesa dietro la porta blu del Cerchio di Legno?

Seguite le pagine social del laboratorio e visitate il sito ufficiale per restare aggiornati. Sono certa che Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz sapranno sorprendervi.

http://www.ilcerchiodilegno.com

Fotografie e video di Luca Giacomelli Ferrarini

Rent 2020: l’Amore e la Bellezza esistono, li ho visti riempire un teatro

Viviamo in un periodo scoraggiante, in cui dilagano odio, pregiudizio, paura. A volte la sfiducia, la voglia di non credere più in un mondo diverso prevalgono…

Poi arriva una serata come quella del 3 febbraio 2020 al Teatro Duse di Bologna. Un evento unico che travolge emozioni e dubbi con tutta la sua colorata, vibrante energia. E di colpo la Bellezza e l’Amore diventano di nuovo possibili.

Rent 2020 non è stato solo la celebrazione di un’epoca e di uno spettacolo storico, con uno sguardo affettuoso a come eravamo, ma ha parlato anche al nostro presente e soprattutto al futuro, che può ancora cambiare, che è ancora da raccontare, sognare, costruire.

La poesia si è alternata alla gioia, la commozione alle risate, i ricordi ai sogni. Su tutto ha trionfato un senso profondo di coesione e lo spirito della vie boheme si è propagato come un’onda per tutto il teatro.

Eravamo tanti, tantissimi. Quelli che c’erano vent’anni fa, al debutto italiano di Rent e che hanno vissuto e accompagnato lo spettacolo nel suo percorso. Quelli che non c’erano e magari, come me, hanno imparato ad amare Rent e i suoi personaggi attraverso il film.

Tutti fantastici e appassionati gli artisti sul palco, lì a loro spese, animati dal puro desiderio di condividere emozioni. Colpevolmente molti non li conoscevo, mentre altri, tra cui la sempre incredibile Francesca Taverni e il grande Cristian Ruiz, sono performer che seguo e apprezzo da tempo.

Per fortuna o destino, proprio Cristian Ruiz vestiva i panni sgargianti di Angel, il personaggio di Rent che più amo, quello per cui, a ogni visione del film, ho sempre consumato un sacco di fazzoletti. Le lacrime sono arrivate anche questa volta, lacrime diverse, speciali, perché Angel non solo è tornato a vivere – più che mai!- ma ha fatto vivere e esplodere di gioia ed energia tutti noi. La quarta parete si è dissolta, palco e platea si sono mescolati. Un momento straordinario.

Un momento che non dovrebbe durare solamente lo spazio di una notte, di un ricordo. Dovremmo avere la capacità di portarne l’essenza con noi, di renderla nostra.

In questi vent’anni tanti passi avanti sono stati fatti contro l’Aids, contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, contro le chiusure mentali, la disinformazione e il bigottismo, ma le barriere da abbattere restano ancora molte, troppe. Servono la tenacia e l’ispirazione con cui Jonathan Larson ha creato Rent e l’audacia con cui Nicoletta Mantovani lo ha portato in Italia. Abbiamo bisogno di questo tipo di creatività coraggiosa, di qualcuno che non tema le sfide. Dobbiamo svegliarci, crescere, smettere di avere paura, scrollarci di dosso il peso morto dell’ignoranza.

Un evento come Rent 2020 ci ricorda quanto alimentare il cambiamento sia fondamentale, urgente, necessario.

Ancora in preda all’entusiasmo di questa grande serata, mi sto illudendo?

Voglio credere di no. L’Amore e la Bellezza esistono. Io li ho visti riempire un teatro. E se è successo, ci deve essere una speranza. Per l’Arte, per la società. Per chi c’era, per chi non c’è più, per chi ci sarà.

#notdaybuttoday

(Fotografie di Luca Bazzi)

L’Arte è uno specchio: due giorni al Moulin Rouge con il Cerchio di Legno

L’Arte è uno specchio.

C’è un volto da studiare. Un ritmo da seguire. Solo poche ore per entrare in sintonia con i passi. Solo una notte per raccontare un ruolo. Poi ecco la magia: le frasi si combinano, le parole diventano storie e si legano ai gesti e alla danza. Tutto coincide, i tempi sono perfetti, come un vestito su misura. Ecco Parigi, ecco il Moulin Rouge. Davanti allo specchio tante anime uniche e imperfette. Nate in un pomeriggio eppure già autentiche.

L’Arte è uno specchio.

Il volto riflesso è anche il nostro, quello del pubblico. Si può essere spettatori passivi e non andare oltre la sedia su cui si è seduti, guardare senza vedere, non riconoscersi in quel riflesso. Ma si può anche imparare ad essere spettatori attivi, a vedere, a superare la superficie dello specchio. A percepire la fatica, l’adrenalina, la passione. A comprendere le lacrime. E allora è un viaggio nella meraviglia.

Succedeva tutto questo una settimana fa, in occasione del workshop dedicato da Il Cerchio di Legno al musical Moulin Rouge. Una delle più belle esperienze artistiche e creative che io ricordi. Per questo ringrazio i due incredibili Maestri Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz e tutti i fantastici allievi, che con tanta generosità hanno condiviso due giorni di crescita e bellezza. Una volta di più, il mio sguardo da profana sul Teatro ne esce modificato, con maggiore consapevolezza. Con rinnovato rispetto.

Se volete capire cosa intendo, il Cerchio di Legno vi aspetta il 21 e il 22 dicembre 2019 con un weekend tutto natalizio ispirato a Nightmare Before Christmas.

L’Arte è uno specchio e al Cerchio di Legno, se siete pronti a farvi prendere per mano, quello specchio si attraversa.

cerchiodilegno@aol.com

http://www.ilcerchiodilegno.com

(Fotografie, riprese e video di Luca Giacomelli Ferrarini)

I Weekend del Cerchio di Legno: una nuova opportunità per fare arte insieme

Fare arte insieme.

Sono belle parole, vero? Trasmettono un’idea non esclusiva dell’Arte, disponibile alla condivisione.

Un concetto molto caro a Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz, che hanno ideato una nuovissima serie di incontri aperti a tutti, uditori compresi, presso il Cerchio di Legno, il loro laboratorio teatrale in provincia di Verona.

Si tratta dei Weekend del Cerchio, workshop intensivi della durata di due giorni dedicati di volta in volta a un tema legato al mondo del musical. Il primo incontro, incentrato sui musical ispirati alle opere di Shakespeare, si è svolto due settimane fa, il 21 e il 22 settembre 2019.

Bella e accogliente l’atmosfera, come sempre: soprattutto ciò che mi ha colpita è stato l’entusiasmo contagioso dei docenti.

Penso alla lezione di danza della domenica mattina – che posso solo definire pazzesca! – in cui Cristian Ruiz ha saputo generare uno scambio di energia pura con le allieve e persino con noi uditori che stavamo seduti, dando vita a una coreografia e a uno spirito di gruppo davvero coinvolgenti. Alla fine l’applauso di tutti è stato liberatorio e spontaneo.

Ed è sempre un grande piacere ascoltare Luca Giacomelli Ferrarini in veste di insegnante, specie quando si addentra nei segreti narrativi di un’opera e nei meccanismi di uno spettacolo. Di particolare interesse il suo approfondimento delle figure di Giulietta, della balia e di Tebaldo e il parallelo tra i contesti di Romeo e Giulietta e West Side Story.

Di età e livelli diversi le allieve, ma tutte piene della stessa grinta e voglia di imparare. Ho respirato aria di coesione e sincero divertimento.

Questo era solo l’inizio. Il prossimo Weekend del Cerchio è previsto per il 23 e 24 novembre 2019 e sarà dedicato al musical Moulin Rouge.

Per prenotazioni e informazioni su questo e i prossimi weekend e anche sulle altre attività del Cerchio, potete scrivere a
cerchiodilegno@aol.com e visitare il sito http://www.ilcerchiodilegno.com/ .

Chi può non si lasci scappare l’occasione. Fare arte insieme fa bene: alla salute, all’umore, al cervello e soprattutto all’anima.

(Fotografia della lezione tratta dalle pagine social di Il Cerchio di Legno

Grafica promozionale di Luca Giacomelli Ferrarini

Fotografia di apertura di Franca Bersanetti Bucci)

Buon compleanno al Cerchio di Legno: un anno fa nasceva una scuola davvero speciale

Esattamente un anno fa – 9.9.18, suggestivo insieme di numeri- quel nastro bianco veniva tagliato e quella porta blu si apriva. Nella foto, ancora chiusa, la porta blu riflette il cielo, o forse, mi dico guardandola, lo contiene. Forse il cielo in realtà sta già dentro. Suono troppo poetica?

È che sono davvero affezionata al Cerchio di Legno, questo piccolo luogo prezioso creato e voluto da Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz. E ricordo con sincera emozione quella calda domenica in provincia di Verona, i sorrisi luminosi, l’entusiasmo, la gioia dell’inizio. Assistere a un inizio ha sempre un sapore particolare. Qualcosa nasce lì davanti a noi, prende il volo. Dentro c’è tutto un mondo di possibilità da realizzare, vasto quanto quel cielo riflesso.

Al Cerchio, in questo primo anno di vita, tante di queste possibilità sono state esplorate e vissute e molte altre ancora sono da scoprire. Ecco una ragione del perché amo questo posto, anche se non ne faccio parte: è un luogo di cultura, di educazione dell’anima, di passione per l’Arte e i suoi creatori l’hanno fatto nascere in un momento in cui cultura, educazione e arte vacillano, pericolanti. In cui anima e passione languono. Ci vuole coraggio e anche un po’ di follia. Una visione di questo tipo va protetta, sostenuta, abbracciata. È un rifugio, un angolo di speranza.

Tra una settimana, il 16 settembre 2019, il Cerchio riprenderà le proprie attività e come potete vedere, grazie a queste grafiche, le iscrizioni sono aperte. Luca Giacomelli Ferrarini, Cristian Ruiz e gli altri insegnanti, Valentina Ragno e Antonio Torella, sono pronti a ricominciare. Non dubito che abbiano in cantiere anche tante novità.

Walt Disney diceva che si possono immaginare, creare e costruire luoghi meravigliosi ma che occorreranno sempre le persone perché un sogno diventi realtà. E questo è il Cerchio di Legno: un cerchio di persone che fanno arte insieme e insieme costruiscono sogni da rendere reali.

Perciò buon compleanno, caro Cerchio di Legno: ti auguro di continuare a crescere e di riuscire a diffondere sempre più arte, cultura e bellezza.

#cerchiAMO

(Fotografia a colori e grafiche promozionali di Luca Giacomelli Ferrarini

Fotografia in bianco e nero di Alessandra Lovati)

Bad Cabaret: le cattive ragazze vanno… a lavorare con Walt!

Si dice che, se le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive invece vanno dappertutto. Le cattive Disney… beh, loro vanno a lavorare con il mitico Walt, che è come andare dappertutto e anche più in là. Dentro i sogni!

E così, in un ideale cabaret misto a talk show trash, gli instancabili performer e docenti Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz le hanno immaginate, celebrate e prese un po’ in giro. Se infatti, col loro corso romano di teatro musicale ad andare in scena erano state le confessioni delle principesse disneyane, nello spettacolo finale del corso tenuto in collaborazione con la Art3 di Bergamo le protagoniste sono diventate le cattive più famose del repertorio Disney.

Una settimana fa, il 28 luglio 2019, sul palco del Teatro Albegno di Treviolo si sono avvicendate Grimilde e Malefica, Maga Magò e Madame Medusa, la Regina di Cuori e Yzma, Lady Tremaine con Anastasia e Genoveffa, Madre Gothel e Ursula. Più un’infiltrata, la principessa Aurora, alle prese con il problema di rimanere sveglia. Tutte insieme a sviscerare tra canzoni e risate gli onori e gli oneri dei loro ruoli leggendari.

Qualche inciampo a livello di drammaturgia e alcune battute andate un po’ perse per essere state dette troppo in fretta, forse a causa della comprensibile emozione, ma in generale due repliche ben riuscite, che hanno testimoniato il percorso fatto, l’impegno, la dedizione e la passione delle allieve e degli insegnanti.

Particolarmente degno di nota il lavoro sui personaggi: grazie anche ai costumi, davvero ben confezionati, tutto il cast sembrava direttamente uscito dalle pellicole Disney e ho molto apprezzato le singole caratterizzazioni e la cura dei piccoli dettagli. Ad esempio mi è piaciuta tantissimo Madre Gothel, con il suo accento tedesco, e ho trovato fantastico il trucco di Ursula (che in quanto ad accento, mi sembrava provenire, anziché dagli abissi oceanici, dai mari e dai fiumi di casa mia). Lo illustrano bene anche i divertenti e coloratissimi ritratti fotografici realizzati da Luca Giacomelli Ferrarini, di cui pubblico qui un collage per ragioni di spazio.

Devo anche aprire una doverosa parentesi (piccolissima, per non sottrarre spazio alle legittime protagoniste) sulla partecipazione di una specialissima guest star, ovvero l’ombra di Peter Pan, che parlava in lingua ombrese, con traduzione simultanea di Madre Gothel : la bravura di chi le prestava la voce (chi sarà stato mai?) ci ha indotti a guardare tutti la sedia vuota dell’ombra come se ci fosse veramente qualcuno seduto sopra. Chapeau e chiusa parentesi.

Quando si cerca di costruire qualcosa di bello, tutti insieme, non è mai facile. Tante teste, tanti caratteri, che per forza di cose devono andare all’unisono… Non è facile ma è proprio quando le cose sono difficili e tortuose che la soddisfazione è maggiore

Queste le parole di Barbara Munda, che con Michela Polacchini e Roberta Pasetto, dirige la Art3 e che direi rendono al meglio il significato e la profondità di quella che per docenti, allieve e organizzatrici è stata – ed è ogni anno – una grande avventura, vissuta e portata a termine in gruppo, faticando e imparando gli uni dagli altri.

E con il ricordo e le emozioni di Bad Cabaret ancora vivissimi, una nuova avventura è pronta a cominciare ai primi del prossimo ottobre. Seguite Art3 su Facebook, Instagram e Twitter, per avere tutte le news e le informazioni sul nuovo corso di teatro musicale alle porte. Dopo averci fatto conoscere meglio le cattive Disney, quale storia ci racconteranno l’anno prossimo? Io sono curiosa e voi?

(Locandina di Luca Giacomelli FerrariniFotografie di scena di scena di Marzia PozzatoRitratti di Luca Giacomelli FerrariniFotografia di gruppo tratta dalle stories Instagram di Cristian Ruiz)

Il Diavolo veste Disney: sognare non è semplice ma per favore non smettete

Far ridere è difficile e necessario》- Cristian Ruiz

I sogni son desideri, dice una celebre canzone disneyana, ma secondo un vecchio adagio bisogna stare attenti a ciò che si desidera e sogna perché potrebbe anche avverarsi… E così, in un improbabile talk show che fa il verso ai programmi di Maria De Filippi e al Grande Fratello, ecco le principesse Disney (e anche qualche principe) sfogarsi e confessare delusioni, frustrazioni, insicurezze e via dicendo. Insomma, lavorare per la fabbrica dei sogni del mitico Walt non è tutto rose, fiori e cuoricini come si potrebbe credere.

Per il consueto spettacolo di fine anno del corso di teatro musicale della L.C.Art di Roma, i due geniali docenti Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz hanno confezionato un copione e una messa in scena spumeggianti e irriverenti, pieni di divertita ironia. D’altronde si riesce a dissacrare con grazia solo ciò che si ama davvero e Il Diavolo veste Disney non è stata soltanto un’occasione per ridere ma anche un modo brillante per riflettere sui sacrifici e le incertezze che comporta lavorare con i sogni. O con l’arte. Perché, alla fine, le problematiche dei personaggi Disney in sostanza non sono molto diverse da quelle degli artisti, nella vita vera. Alimentare sogni è una gran fatica.

Un prodotto raffinato e ben scritto, quindi, di livello professionale, anche nelle soluzioni sceniche e nei costumi. Vogliamo parlare della sirenetta Ariel e dei suoi capelli che fluttuavano legati ai palloncini?

Fantastica.

Splendidi anche i ritratti fotografici dei singoli personaggi realizzati da Luca Giacomelli Ferrarini: per ragioni di spazio ne posso offrire solo un assaggio sotto forma di collage, ma è possibile vedere le fotografie originali sulle pagine Facebook e Instagram dell’autore e della L.C.Art.

Lo scorso 16 giugno 2019, nelle due repliche sold-out sul palco del Teatro Centrale Preneste di Roma, gli allievi della L.C.Art hanno reso onore a quanto creato con tanta cura dai loro insegnanti e ai dieci mesi di studio e costruzione dello spettacolo. Si sono dimostrati all’altezza del ritmo veloce dei testi, dei tempi comici, delle coreografie, delle canzoni e dei complicati cambi di scena. Buonissima anche la sintonia di gruppo: diciassette attori sempre tutti presenti sul palco, con un copione così ricco di battute e movimenti scenici, devono saper gestire spazi, tempi e ruoli come gli ingranaggi di un orologio e posso testimoniare che loro ci sono riusciti.

Soddisfatto, felice, commosso ed emozionato… Grazie》- Luca Giacomelli Ferrarini

Palpabili ed evidenti l’orgoglio e la felicità dei due insegnanti/registi e anche di Cristiana Corongiu e Paola La Rocca, colonne portanti della L.C.Art. Impossibile il contrario: Il Diavolo veste Disney è oggettivamente uno spettacolo ben riuscito, con un cast che ha dato il meglio di sé.

Il mio ricordo personale?

Un momento delle prove. I ragazzi che sul palco imparavano anche la pazienza delle lunghe attese e dei tempi tecnici, la figura in ombra del regista davanti a loro e, in un angolo, tra gli oggetti di scena, un piccolo mazzo di fiori gialli, che risaltava grazie alle luci blu. Una sorta di immagine pittorica che un po’ mi pento di non aver catturato in una foto. Però è sicuramente fotografata nella mia memoria, la creatività e l’impegno e il giallo di quei fiori vivo come i sogni che da decenni Walt Disney e i suoi personaggi ci donano. Magari sognare e dare vita ai sogni non è sempre semplice, a volte è faticoso, a volte si vorrebbe mollare… E invece no, vale sempre la pena di sognare, di crederci. Non smettete, non smettiamo.

Di certo non si smetterà di sognare alla L.C.Art: consiglio di seguire le sue pagine social, già sono in arrivo a breve interessanti novità.

(Locandina e ritratti di Luca Giacomelli Ferrarini

Fotografie di scena di Andrea Romagnoli)