Il Diavolo veste Disney: sognare non è semplice ma per favore non smettete

Far ridere è difficile e necessario》- Cristian Ruiz

I sogni son desideri, dice una celebre canzone disneyana, ma secondo un vecchio adagio bisogna stare attenti a ciò che si desidera e sogna perché potrebbe anche avverarsi… E così, in un improbabile talk show che fa il verso ai programmi di Maria De Filippi e al Grande Fratello, ecco le principesse Disney (e anche qualche principe) sfogarsi e confessare delusioni, frustrazioni, insicurezze e via dicendo. Insomma, lavorare per la fabbrica dei sogni del mitico Walt non è tutto rose, fiori e cuoricini come si potrebbe credere.

Per il consueto spettacolo di fine anno del corso di teatro musicale della L.C.Art di Roma, i due geniali docenti Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz hanno confezionato un copione e una messa in scena spumeggianti e irriverenti, pieni di divertita ironia. D’altronde si riesce a dissacrare con grazia solo ciò che si ama davvero e Il Diavolo veste Disney non è stata soltanto un’occasione per ridere ma anche un modo brillante per riflettere sui sacrifici e le incertezze che comporta lavorare con i sogni. O con l’arte. Perché, alla fine, le problematiche dei personaggi Disney in sostanza non sono molto diverse da quelle degli artisti, nella vita vera. Alimentare sogni è una gran fatica.

Un prodotto raffinato e ben scritto, quindi, di livello professionale, anche nelle soluzioni sceniche e nei costumi. Vogliamo parlare della sirenetta Ariel e dei suoi capelli che fluttuavano legati ai palloncini?

Fantastica.

Splendidi anche i ritratti fotografici dei singoli personaggi realizzati da Luca Giacomelli Ferrarini: per ragioni di spazio ne posso offrire solo un assaggio sotto forma di collage, ma è possibile vedere le fotografie originali sulle pagine Facebook e Instagram dell’autore e della L.C.Art.

Lo scorso 16 giugno 2019, nelle due repliche sold-out sul palco del Teatro Centrale Preneste di Roma, gli allievi della L.C.Art hanno reso onore a quanto creato con tanta cura dai loro insegnanti e ai dieci mesi di studio e costruzione dello spettacolo. Si sono dimostrati all’altezza del ritmo veloce dei testi, dei tempi comici, delle coreografie, delle canzoni e dei complicati cambi di scena. Buonissima anche la sintonia di gruppo: diciassette attori sempre tutti presenti sul palco, con un copione così ricco di battute e movimenti scenici, devono saper gestire spazi, tempi e ruoli come gli ingranaggi di un orologio e posso testimoniare che loro ci sono riusciti.

Soddisfatto, felice, commosso ed emozionato… Grazie》- Luca Giacomelli Ferrarini

Palpabili ed evidenti l’orgoglio e la felicità dei due insegnanti/registi e anche di Cristiana Corongiu e Paola La Rocca, colonne portanti della L.C.Art. Impossibile il contrario: Il Diavolo veste Disney è oggettivamente uno spettacolo ben riuscito, con un cast che ha dato il meglio di sé.

Il mio ricordo personale?

Un momento delle prove. I ragazzi che sul palco imparavano anche la pazienza delle lunghe attese e dei tempi tecnici, la figura in ombra del regista davanti a loro e, in un angolo, tra gli oggetti di scena, un piccolo mazzo di fiori gialli, che risaltava grazie alle luci blu. Una sorta di immagine pittorica che un po’ mi pento di non aver catturato in una foto. Però è sicuramente fotografata nella mia memoria, la creatività e l’impegno e il giallo di quei fiori vivo come i sogni che da decenni Walt Disney e i suoi personaggi ci donano. Magari sognare e dare vita ai sogni non è sempre semplice, a volte è faticoso, a volte si vorrebbe mollare… E invece no, vale sempre la pena di sognare, di crederci. Non smettete, non smettiamo.

Di certo non si smetterà di sognare alla L.C.Art: consiglio di seguire le sue pagine social, già sono in arrivo a breve interessanti novità.

(Locandina e ritratti di Luca Giacomelli Ferrarini

Fotografie di scena di Andrea Romagnoli)

Inferno-Le dannate dantesche: una “discesa” nel teatro e nel cuore delle donne

Il teatro è un mondo complesso e coinvolgente, i cui confini si spingono ben al di là del palcoscenico, fino ai camerini, alle sale prove, alle ore, le settimane, i mesi di studio e fatica per arrivare a quel momento, in cui il sipario si apre e ci si gioca il tutto e per tutto a confronto col pubblico.

Qualcosa che le allieve del corso di musical della L.C. Art di Roma hanno decisamente imparato sulla propria pelle. Dal 19 al 22 luglio, hanno concluso il percorso formativo durato dieci mesi sotto l’abile direzione degli attori Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz e, come spettatrice, ho avuto l’opportunità di assistere all’affascinante genesi del loro spettacolo. Prima tre giorni di prove intensive nella sede del Teatro If e poi un ultimo, frenetico ed entusiasmante giorno nel luogo della messa in scena, il suggestivo Teatro Sala Uno, ricavato nella navata centrale della cripta della Scala Santa, in piazza Porta San Giovanni. Oscurità di pietra e legno e soffocante caldo estivo, l’adrenalina della prova generale, i costumi, il trucco… Un turbine davvero emozionante, che ha condotto alle due uniche repliche di uno spettacolo originale, di indubbia complessità e profondità: Inferno-Le dannate dantesche.

Da Aracne a Circe, da Semiramide a Medea, passando per Francesca da Rimini e Pentesilea, l’opera creata dalle allieve e dai loro insegnanti è stata un omaggio alla donna attraverso alcune delle più celebri figure storiche femminili che Dante ha relegato nel girone infernale della sua Divina Commedia. Uno sforzo collettivo (le studentesse hanno scelto i propri personaggi curandone costumi e testi), ben strutturato, con un buon ritmo e una colonna sonora di brani celebri della musica italiana abbinati con intelligenza alle vicende delle protagoniste (un esempio su tutti, la toccante L’amore rubato di Barbarossa cantata da Medusa). Vari i punti in cui riflettere e commuoversi, messi di fronte al prezzo che le donne hanno pagato e ancora pagano per essere se stesse. Lo spettacolo ha reso questo concetto in maniera emotivamente forte, specie nel finale. E, come detto dagli insegnanti stessi, nel mettersi in gioco, le allieve hanno dimostrato coraggio e vero amore per il teatro, affrontando il sudore, il trucco che cola, gli incidenti, gli errori e i rimproveri, l’ansia ma anche la gioia della meta raggiunta e di quegli istanti in cui esiste solo il palcoscenico e ci si offre agli spettatori.

Il teatro è tutto questo, con gli alti e i bassi, la magia e i sacrifici. Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz sanno bene come insegnarlo e non posso che ringraziarli, insieme alle loro allieve, per questa esperienza immersiva nella creatività e nell’arte. Vanno doverosamente citate anche Cristiana Corongiu e Paola La Rocca, infaticabili creatrici dell’associazione culturale L.C. Art, in perenne movimento come api operaie, a cui va il plauso di lavorare costantemente per offrire questa bella opportunità di studio e condivisione.

È già pronta a partire, infatti, da settembre, una nuova avventura formativa. Quest’anno ci hanno portato all’inferno: e l’anno prossimo?

Se volete scoprirlo e, soprattutto imparare e crescere, iscrivetevi!!

Locandina dello spettacolo di Luca Giacomelli Ferrarini e L.C. Art

Fotografie di Luca Giacomelli Ferrarini

Locandina del corso 2018/2019 di L.C. Art