Fame: ricordate i loro nomi

Oggi è la giornata mondiale del teatro e quindi è l’occasione giusta per parlare di uno spettacolo che racconta proprio di chi sogna una vita sul palcoscenico.

Il musical Fame, creato da David De Silva, è infatti ispirato al celebre film e alla successiva serie tv degli anni ’80, Saranno Famosi, ambientati nelle aule della High School of Performing Arts di New York, dove si studiava e si lottava per diventare artisti e performer. I nomi dei personaggi dell’allestimento teatrale sono diversi, ma per chi ha amato il film e il telefilm non è difficile ritrovare caratteri e situazioni che rimandano ad essi.

Prodotta da Wizard Productions e di nuovo con la regia di Federico Bellone (ripresa da Giuseppe Musmarra), la versione italiana è ritornata a Milano dopo tre anni, dallo scorso 8 marzo 2019, forte di un cast davvero di grande livello e dell’atmosfera intima e raccolta del teatro San Babila, che consente maggiore coinvolgimento per il pubblico e trasmette una sensazione generale di calore e energia. Come già nella passata edizione alcuni spettatori possono anche assistere allo spettacolo direttamente dal palco.

Entrando nel dettaglio, va detto che la trama di Fame è piuttosto esile e risente di una costruzione troppo episodica, ma non mancano comunque gli spunti di riflessione, legati a tematiche importanti, seppure appena accennate.

《Sono speciali》

《Sono persone》

Ad esempio le difficoltà di apprendimento e disciplina del ballerino Tyrone (Axel Ahonoukoun), portano allo scontro tra l’insegnante di danza (un’ottima Simona Samarelli) e la direttrice (la sempre gigantesca Francesca Taverni), divise sulla necessità o meno di una solida istruzione scolastica per chi persegue una carriera artistica.

Altro esempio è quello di Mabel (la spumeggiante e indimenticabile Michelle Perera) che, con molta simpatia, pone l’accento sul dramma dei problemi di peso e alimentari, di certo particolarmente rilevante per degli adolescenti che vogliano farsi strada nel mondo dello spettacolo.

Diranno 《Eccola, Carmen! Non l’opera, non il film, ma lei in persona!》

Una delle storie più profonde resta soprattutto quella di Carmen, emblema del vero talento che si brucia nel tentativo di brillare troppo in fretta e di ricercare il successo più facile e ingannevole. Ad interpretarla l’unica e sola Simona Distefano (nb: da stasera, 27 marzo, nel ruolo si alternerà Giulia Sol).

《Ecco Serena e Nick》

E poi ci sono loro, Nick e Serena, i miei preferiti. Perché a scuola io ero un po’ un misto di loro due, lei teneramente imbranata, lui serio e decisamente distratto. E perché mi ricordano i protagonisti di tanti film anni 80 che vedevo da adolescente e su cui fantasticavo, ancora ignara di tante verità della vita. Luca Giacomelli Ferrarini (Tony in West Side Story e anche responsabile canto di Fame) e Giulia Fabbri (nota al pubblico per Mary Poppins) hanno una bella intesa e dimostrano talento per la commedia romantica, con ottimi tempi comici. Li ho trovati adorabili e devo loro molte sincere risate.

Ma come già sottolineato, l’intero cast è a un livello eccellente: dall’ esilarante Jose Vegas di Tiziano Edini al sensibile Schlomo di Roberto Tarsi, dalla grazia di Marta Melchiorre alla grinta di Beatrice Baldaccini (occhio al suo assolo di batteria!). E poi ancora Rodolfo Ciulla, Giovanni Abbracciavento, Matilde Pellegri, Monica Ruggeri, Davide Sammartano, e, nei ruoli dei docenti, Gipeto e Marco Vaccari. Voglio citare anche le coreografie di Gail Richardson e la direzione musicale di Steve Pritchett.

Ricordate i loro nomi!

Ormai è sera, la giornata mondiale del teatro volge al termine, ma Fame invece, in pieno svolgimento proprio ora, continua e rimarrà in scena al San Babila sino al 14 aprile. Andateci. È uno spettacolo che fa stare bene, mette di buon umore, con quel pizzico di dolce amara nostalgia che possiamo comprendere solo noi che c’eravamo allora. E dentro batte il cuore dell’amore per il teatro e il palco.

《Io voglio magia》

Se infatti la partitura in generale non è tra le più memorabili, il brano solista di Nick, I wanna make magic/ Io voglio magia, poi ripreso in forma corale nel secondo atto, è una sorta di dichiarazione d’amore e d’intenti dell’attore. Poi ovviamente arriva il mitico taxi giallo e Fame, in versione originale. E in un ideale ritorno al passato ci si ritrova nel 1984, quando forse non tutto ma tanto di noi era ancora possibile e ancora doveva accadere.

I’m gonna live forever

Baby, remember my name

(Fotografie di Chloe Car e Giulia Marangoni)

West Side Story, un mese fa: ricordando la magia

Esistono combinazioni speciali per cui luoghi, artisti e opere che amiamo si riuniscono in un solo magico connubio. Come la ricetta di una torta indimenticabile. Nel mio caso, esattamente un mese fa, gli ingredienti del mio connubio perfetto erano Genova, il bellissimo teatro Carlo Felice, quel geniale capolavoro che è West Side Story e due dei miei performer preferiti in assoluto, Luca Giacomelli Ferrarini e Simona Distefano.

Devo precisare che il 5 gennaio non era la prima volta che vedevo West Side Story dal vivo. In realtà era l’undicesima volta, e, per l’esattezza, l’ottava nella versione prodotta da WEC con brani in lingua originale e dialoghi in italiano: l’avevo già applaudita proprio a Genova nella scorsa stagione e anche a dicembre 2018 al Teatro del Maggio Musicale di Firenze.

Pare che stia dando i numeri, ma lo preciso per spiegare che so di cosa parlo. Conosco la regia di Federico Bellone (ripresa nelle recenti repliche da Chiara Vecchi), conosco i dettagli, le battute, le sfumature e le caratteristiche di questo allestimento.

Eppure anche conoscendo praticamente ogni particolare, l’unicità irripetibile del teatro ha gettato su di me il suo incantesimo.

Quella stupefacente magia che il 5 gennaio mi ha fatto credere di non aver mai visto Tony e Maria innamorarsi prima. È il sublime inganno del teatro e degli attori di talento: ogni volta può tornare ad essere la prima, ogni volta pensi di avere visto l’apice e invece no, la volta dopo è ancora meglio.

A ogni replica penso che Luca Giacomelli Ferrarini non potrà superarsi nel cantare Maria… e invece poi lui ovviamente si supera, al punto da farmi scordare le insidie tecniche di quel brano (e dell’intera partitura di Bernstein), con la sua voce pazzesca che sembra capace di sedurre e conquistare anche le note più ostiche. E quanta disarmante spontaneità nel suo Tony, più che mai quel 5 gennaio. Gli ha dato vita con verità autentica (che può sembrare uno strano giro di parole, ma non lo è).

E la meravigliosa Anita, che non sa cosa ci sia sopra le nuvole, perché sono troppo lontane per lei. Se credevo di non poterla amare di più, di nuovo mi sbagliavo. Che esplosione di gioiosa e fiera sensualità in America! E che strappo al cuore per il suo abbraccio disperato con Maria e la sua lotta furiosa contro i Jets . Simona Distefano si conferma sempre una forza della natura in questo ruolo, pare che Anita l’abbiano creata per lei.

Ma come ha sottolineato con entusiasmo sui social il giovane e talentuoso direttore d’orchestra Alpesh Chauhan (che ha diretto l’orchestra e il coro del Carlo Felice), l’intero cast è stato – sue testuali parole – fantastico, appassionato, partecipe. E lui di certo lo può affermare anche meglio di me.

I Jets e gli Sharks, che ogni volta un po’ vorrei salvarli e un po’ prenderli a schiaffi. Da Riff a Bernardo, da Anibody a Action, questi ragazzi arrabbiati che in fondo, come dice Action (che grinta insuperabile quella di Samuele Cavallo), il mondo l’hanno trovato così, pieno di paura e violenza.

Un mondo diverso lo possono solo sognare, come accade in una delle scene che più amo dello spettacolo, la lunga parentesi onirica sulle note di Somewhere (bellissima, qui, la voce di Martina Cenere, che in scena ha il ruolo della divertente Rosalia).

Un gruppo affiatato e in sintonia. Un mese fa li guardavo e pensavo che mi pareva di essere al cinema.

E poi lei, Caterina Gabrieli, una presenza scenica delicata e incantevole. Una Maria dalla voce intensa e pulita: penso che la sua versione di I feel pretty sia una delle migliori che ho avuto modo di ascoltare in questi anni. Promossa anche nelle ardue imprese di I have a love e del tragico finale. E molto bella la sua intesa con Luca Giacomelli Ferrarini. Insieme hanno ricreato due innamorati davvero deliziosi. Brava e promettente, terrò d’occhio il suo percorso.

Perché sto scrivendo questo, dopo un mese?

A quest’ora, il 5 gennaio, passeggiavo per una Genova ancora illuminata dalle luci natalizie, carica di belle emozioni. Il tipo benevolo e positivo di emozioni che resta dentro, senza data di scadenza. Nutrimento a lungo termine.

Lo scrivo perché le combinazioni speciali, di luoghi, arte e persone, fanno bene all’anima e ciò che fa bene vale sempre la pena di essere raccontato e condiviso.

Il valore delle cose non sta nel tempo in cui esse durano ma nell’intensità con cui vengono vissute. Per questo esistono momenti indimenticabili, cose inspiegabili e persone incomparabili.

Fernando Pessoa

(Fotografie Chloe Car e Marcello Orselli)

Il Cerchio di Legno vi aspetta: aperte le iscrizioni per l’anno accademico 2019/2020

Come mostra questo video pieno di energia, Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz vi aspettano.

Insieme ai colleghi docenti, hanno inaugurato solo da poco il loro laboratorio teatrale in provincia di Verona, ma già guardano avanti, al prossimo anno scolastico e ai nuovi esami di ammissione.

In questi primi mesi di attività, Il Cerchio di Legno sta dimostrando grande determinazione, voglia di crescere e di offrire sempre nuovi stimoli ai suoi allievi: serate culturali a teatro, stage aperti anche a studenti esterni con docenti ospiti, lezioni di approfondimento e analisi critica dedicate agli spettacoli musicali dal 1700 a oggi, incontri formativi con professionisti del settore… Quante altre idee e novità ci saranno in serbo, soprattutto per il futuro anno accademico 2019/2020?

Se coltivate seriamente la passione per il teatro musicale, potete iscrivervi alla prima sessione degli esami di ammissione, prevista a gennaio 2019, scrivendo per informazioni e dettagli all’indirizzo mail ilcerchiodilegno@libero.it

Non perdete l’occasione di studiare con chi il musical lo fa davvero. E che musical!

#cerchiamo !

Ai sogni non si dice addio (lettera aperta a Mercuzio)

La storia è giunta al suo epilogo.

Le voci si intrecciano, sul palco, e là, in alto, dove vanno i sogni, perché sono più leggeri di quanto noi che li concepiamo potremo mai essere, lassù tu e Paride avanzate insieme. Vi guardate, vi posate la mano sulla spalla a vicenda, un cenno reciproco, poi vi separate. Paride scompare alla mia vista e tu procedi, ti fermi sull’orlo del buio, ti appoggi alla parete, malinconico, fragile, bellissimo. Resti lì finché la luce si spegne. I miei occhi non ti abbandonano nemmeno quando di te non rimane che una vaga sagoma nell’oscurità.

In cinque anni ho contemplato questo momento finale molte volte. Ognuna con l’intimo desiderio di catturare quegli istanti e imprimerli nella memoria, sempre con una punta di tristezza. Ma questa volta, l’ultima, non ero triste. Ho assorbito quella bellezza e quella poesia, caro Mercuzio, felice e piena di gratitudine, con il cuore spalancato.

Ma come? Felice di dire addio?

No, nessun addio.

Non si dice addio ai sogni. Soprattutto a quelli che ci hanno cambiati, nutriti, ispirati. Sogni di questo genere si legano a noi per sempre.

Non credo che Shakespeare ti abbia mai detto addio. Non credo che ti possa dire veramente addio chiunque abbia trovato in te un significato, una fiamma, un senso di riconoscimento.

Mercuzio, sono sincera, non mi mancherai. Non vedo perché dovresti. Ti amavo già quand’ero bambina, poi il destino ha messo sulla mia strada l’attore che ha reso di te l’incarnazione perfetta e il mio mondo si è riempito di arte, energia e speranza.

Quindi perché dovresti mancarmi?

Amico tu sei qui, ti sento ridere, la tua risata di monellino veronese. E sorrido anch’io.

Patti Smith scrisse queste parole in riferimento a Robert Mapplethorpe e io le chiedo in prestito per te:

Little blue star that offers light…

Piccola stella blu che offri la luce, tu ci sei e resti qui, in quella parte di me che hai contribuito a cambiare. Sei e rimani nel battito dentro il petto del tuo grande, insostituibile interprete. Nei suoi occhi, nei suoi gesti, nella sua voce ci sarà sempre una tua scintilla.

E, immagina, Mercuzio, immagina in quanti fantastici universi lui ancora ci deve portare. Immagina quante emozioni, quante storie, quanta musica… Immagina, tu che sai parlare di sogni, e tieniti pronto. Il viaggio ci aspetta.

Grazie di esserci, Mercuzio.

Grazie, Shakespeare. Grazie Romeo e Giulietta-Ama e cambia il mondo.

E grazie moltiplicato all’infinito a quell’artista magico che si chiama Luca Giacomelli Ferrarini.

(Foto in bianco e nero Chloe Car

Foto a colori di Luca Giacomelli Ferrarini)

Il Cerchio di Legno ospita Silvia Querci: occasione imperdibile

Dopo la bella inaugurazione del 9 settembre scorso e le prime settimane di lezioni, dal Cerchio di Legno arrivano già interessanti novità. Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz sono infatti pronti a dare il via ad una serie di incontri didattici speciali, chiamati Il Cerchio di Legno ospita, in cui il laboratorio accoglierà artisti del panorama teatrale italiano, che terranno masterclass di canto, recitazione e danza aperte a tutti – quindi anche a chi non è allievo effettivo della scuola- uditori compresi.

Il primo di questi appuntamenti sarà il 10 e 11 novembre 2018, con una grande e meravigliosa voce del nostro musical, ovvero Silvia Querci. Chiunque abbia avuto il piacere di ammirarla in scena (Pinocchio, Romeo e Giulietta-Ama e cambia il mondo, La Congiura, Chicago, fra gli altri) sa che non esagero. Con lei chi parteciperà allo stage avrà l’opportunità di sperimentare due giorni di studio intensivo di canto. Conoscendo le sue doti, suggerisco di non perdere l’occasione, in esclusiva per il Veneto (e anche se siete di altre regioni, il viaggio vale la pena).

Per informazioni e iscrizioni scrivere a ilcerchiodilegno@libero.it, come indicato sulla locandina.

E seguite Il Cerchio di Legno sulle sue pagine Instagram, Facebook e Twitter, per restare aggiornati sulle prossime novità.

#cerchiamo !

L’inaugurazione di un sogno: il Cerchio di Legno si avvera

9.9.18

Una data che, a leggerla così, in forma numerica, ha qualcosa di magico e artistico, una combinazione perfetta, quasi circolare. E quindi la migliore data possibile per inaugurare la sede di Il Cerchio di Legno, il laboratorio di teatro che Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz dirigeranno a Mozzecane, in provincia di Verona.

《Sono molto emozionato, perché oggi si realizza un sogno che è partito tanto tempo fa》, ha detto Luca Giacomelli Ferrarini, poco prima del taglio del nastro. 《 Tante persone che sono qui presenti lo sanno e ci hanno aiutati. Finalmente oggi questo nastro verrà tagliato ed entreremo in questo nostro – e vostro – sogno che è il Cerchio di Legno》.

Un sogno di legno, vetrate, specchi, luci e profumo d’arte, con un angolo pieno di libri a tema, locandine e ricordi artistici, dove su una parete campeggia il bellissimo motto #cerchiamo.

La prima parola che viene alla mente varcandone la soglia è accogliente.

Speriamo che vi piaccia, perché sarà un po’ la vostra casa》ha detto Cristian Ruiz ai futuri allievi. E davvero vi si respira aria di casa: soprattutto si percepisce che è considerata tale in primis proprio da Luca e Cristian, basta guardare la luce nei loro occhi per capire quanto siano orgogliosi di questo nido di arte e speranza.

Belle le parole del sindaco di Mozzecane, che ha parlato di dialogo, apertura e sostegno al mondo commerciale, associativo e scolastico. Il Cerchio di Legno ha sede infatti in un edificio che ospita altre attività di vario genere, compresa una ludoteca gestita dall’asilo nido della cittadina, Il Cavalluccio Marino, e che lo rende quindi un piccolo polo culturale, artistico e sociale che punta sui giovani e sulla collaborazione. Davvero un bell’esempio, di questi tempi.

Alla bella e affollata inaugurazione era presente anche l’assessore alla cultura di Mozzecane, che ha sottolineato il valore positivo dell’entusiasmo di Luca e Cristian, poiché fare cultura è difficile. E sicuramente lo è, specie in Italia. Ma è difficile anche sognare e rendere un sogno realtà . Occorrono coraggio, tenacia, lungimiranza, la voglia di crederci a dispetto di tutto. Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz hanno sicuramente tutte queste caratteristiche, a cui aggiungerei anche la generosità. Da artisti, condividono i sogni per cui lottano con gli altri, dando la possibilità di generare e alimentare altri sogni. Vale per i loro allievi ma anche per chi semplicemente li sostiene, perché il loro modo di concepire il lavoro e l’arte può essere un modello da seguire per chiunque di noi, in qualsiasi campo.

Il Cerchio di Legno ha iniziato ufficialmente le lezioni il 10 settembre, il giorno dopo l’inaugurazione. Proseguiranno ogni lunedì, dalle 17, fino a giugno 2019. Ad affiancare Luca e Cristian nell’insegnamento ci saranno anche Antonio Torella, Valentina Ragno e Francesco Ruiz.

In bocca al lupo dunque a tutti i docenti e agli allievi, a chiunque troverà casa al Cerchio di Legno.

E #cerchiamo, sempre.

Se puoi sognarlo, puoi farlo- Walt Disney

(Foto in bianco e nero di Roberto Ferrarini

Logo e foto a colori di Luca Giacomelli Ferrarini)

Inferno-Le dannate dantesche: una “discesa” nel teatro e nel cuore delle donne

Il teatro è un mondo complesso e coinvolgente, i cui confini si spingono ben al di là del palcoscenico, fino ai camerini, alle sale prove, alle ore, le settimane, i mesi di studio e fatica per arrivare a quel momento, in cui il sipario si apre e ci si gioca il tutto e per tutto a confronto col pubblico.

Qualcosa che le allieve del corso di musical della L.C. Art di Roma hanno decisamente imparato sulla propria pelle. Dal 19 al 22 luglio, hanno concluso il percorso formativo durato dieci mesi sotto l’abile direzione degli attori Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz e, come spettatrice, ho avuto l’opportunità di assistere all’affascinante genesi del loro spettacolo. Prima tre giorni di prove intensive nella sede del Teatro If e poi un ultimo, frenetico ed entusiasmante giorno nel luogo della messa in scena, il suggestivo Teatro Sala Uno, ricavato nella navata centrale della cripta della Scala Santa, in piazza Porta San Giovanni. Oscurità di pietra e legno e soffocante caldo estivo, l’adrenalina della prova generale, i costumi, il trucco… Un turbine davvero emozionante, che ha condotto alle due uniche repliche di uno spettacolo originale, di indubbia complessità e profondità: Inferno-Le dannate dantesche.

Da Aracne a Circe, da Semiramide a Medea, passando per Francesca da Rimini e Pentesilea, l’opera creata dalle allieve e dai loro insegnanti è stata un omaggio alla donna attraverso alcune delle più celebri figure storiche femminili che Dante ha relegato nel girone infernale della sua Divina Commedia. Uno sforzo collettivo (le studentesse hanno scelto i propri personaggi curandone costumi e testi), ben strutturato, con un buon ritmo e una colonna sonora di brani celebri della musica italiana abbinati con intelligenza alle vicende delle protagoniste (un esempio su tutti, la toccante L’amore rubato di Barbarossa cantata da Medusa). Vari i punti in cui riflettere e commuoversi, messi di fronte al prezzo che le donne hanno pagato e ancora pagano per essere se stesse. Lo spettacolo ha reso questo concetto in maniera emotivamente forte, specie nel finale. E, come detto dagli insegnanti stessi, nel mettersi in gioco, le allieve hanno dimostrato coraggio e vero amore per il teatro, affrontando il sudore, il trucco che cola, gli incidenti, gli errori e i rimproveri, l’ansia ma anche la gioia della meta raggiunta e di quegli istanti in cui esiste solo il palcoscenico e ci si offre agli spettatori.

Il teatro è tutto questo, con gli alti e i bassi, la magia e i sacrifici. Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz sanno bene come insegnarlo e non posso che ringraziarli, insieme alle loro allieve, per questa esperienza immersiva nella creatività e nell’arte. Vanno doverosamente citate anche Cristiana Corongiu e Paola La Rocca, infaticabili creatrici dell’associazione culturale L.C. Art, in perenne movimento come api operaie, a cui va il plauso di lavorare costantemente per offrire questa bella opportunità di studio e condivisione.

È già pronta a partire, infatti, da settembre, una nuova avventura formativa. Quest’anno ci hanno portato all’inferno: e l’anno prossimo?

Se volete scoprirlo e, soprattutto imparare e crescere, iscrivetevi!!

Locandina dello spettacolo di Luca Giacomelli Ferrarini e L.C. Art

Fotografie di Luca Giacomelli Ferrarini

Locandina del corso 2018/2019 di L.C. Art