La via dei pianeti minori: tra il passato e il futuro ci sono le stelle, le cose non dette e l’emozione dell’attesa

Che cosa vedevano tutti loro lassù che li teneva incollati oltre l’ora del sonno?

Nel mese di luglio, la cometa Neowise ha attraversato il nostro cielo e anche al centro di La via dei pianeti minori c’è una cometa, che, con il suo viaggio siderale, fatto di ritorni periodici, scandisce le vite di un gruppo di astronomi e delle persone ad essi legate, per venticinque anni. Un quarto di secolo in cui uomini e donne invecchiano e muoiono, figli nascono e crescono, amori iniziano e matrimoni finiscono. Venticinque anni di scelte, cambiamenti ed errori, che si aprono e si chiudono su un’isola tredici giorni nel passato. Sì, avete letto bene: un’isola in cui il calendario gregoriano non è mai stato accettato e quindi si trova tredici giorni indietro rispetto al nostro tempo. Su quest’isola la cometa è stata scoperta e lì, in una notte di osservazione del 1965, accadrà un tragico incidente determinante per il futuro.

Che strano che le cose possano rivoltarsi così su se stesse a posteriori, pensò. Che il futuro sia sempre così inevitabile, e che il passato continui a cambiare forma.

Di nuovo, Andrew Sean Greer ha saputo conquistarmi. Mi aveva finora abituata a storie con pochi personaggi e dal ritmo piuttosto serrato ed ecco che invece questa volta mi sono ritrovata immersa in una trama insolitamente corale e dilatata nel tempo. All’inizio questo mi ha un po’ spiazzata ma poi lentamente sono scivolata nel flusso di tutte quelle esistenze intrecciate tra loro, cadenzate dai passaggi di una cometa. Perché, nonostante l’approccio narrativo appaia differente, l’abilità di Greer nel tratteggiare i sentimenti e i caratteri è sempre la stessa. Ha una delicatezza particolare nei confronti dei suoi personaggi, un’empatia profonda che si trasmette anche ai lettori. Non siamo solo spettatori di queste vite, riusciamo a comprenderle, a non giudicarle. E poi in questo caso ha parlato di stelle e di passione per l’astronomia. Un invito a nozze per me, inevitabile amarlo ancora di più.

Noi siamo sordi a ciò che la vita ci prepara.

È una storia dal retrogusto amaro, questa, anche piuttosto triste. Il senso di estraneità del cielo, lassù, è ben calibrato con quello di precarietà quaggiù. Le cose che capiamo troppo tardi, i fraintendimenti, quella mano che non ci siamo decisi a toccare, quella persona che aspettiamo, che forse aspetteremo sempre, sul sentiero. Comete, mondi, altre galassie ruotano sopra le nostre teste, in tempi e velocità che la mente stenta a contenere, e noi siamo qui, impegnati a non capirci, a inseguirci sbagliando le svolte, cercando la porta giusta per una chiave, per poi volare via verso il mare, come polvere.

Aveva sempre sperato che ci fosse tempo a sufficienza, che si potesse condurre una certa vita e poi, quando si fosse appannata, scambiarla con quella che avevi sempre desiderato; ma il tempo era finito. Era andato in fumo.

Però non crediate che sia una lettura deprimente. In realtà, in questo periodo così insolito, che aumenta le nostre insicurezze, può essere una lettura invece necessaria. Spinge a riflettere, a ricordarci che il tempo scorre e troppo spesso lo lasciamo passare senza impiegarlo davvero. Senza esporci. Sembrano concetti scontati, ma sappiamo tutti che la quotidianità ci distrae e ci fa mettere da parte anche ciò che è ovvio.

Nel mio cuore di lettrice, comunque, resterà l’immagine di un ragazzo che, pieno di emozione e ansia crescente, resta ad aspettare che la porta di casa si apra. La porta da cui deve entrare l’uomo che ha scelto. Un’attesa che contiene già tutti i futuri possibili di un amore e di una vita insieme. Voglio credere che per lui, lì, trepidante, con il cuore a mille per la gioia e la paura, si tratti dell’attesa giusta.

No, l’amore non era quello che gli avevano mostrato. Non il cortese accumulo di affetto. Non la sedimentazione del cuore. Era qualcosa che ti mette in grave pericolo e, come nel caso di Josh quando si sedette di nuovo a fissare la porta, che ti si annida nel cuore come una molla compressa.

(Edizione maggio 2019: La nave di Teseo

Traduzione di Elena Dal Pra

Pagine 395)

Le vite impossibili di Greta Wells: un viaggio avventuroso tra le nostre possibilità alternative

Una volta nella vita l’impensabile capita a tutti.

Forse tutti lo abbiamo sognato, presto o tardi, magari dopo una separazione, un lutto, in un momento di sconfitta o tristezza: avere un’altra occasione, una nuova opportunità, una vita alternativa in cui magari ritrovare chi abbiamo più amato e poi perduto avendo la possibilità di salvarlo o di compiere scelte diverse.

Se ci circondano altri mondi, solo un lampo più in là, allora che cosa ci trattiene da scivolarci dentro?

Ebbene per Greta Wells sono addirittura due le esistenze parallele da scoprire e esplorare. Nella sua vita attuale, a New York nel 1985, i vuoti sono abissi incolmabili: l’adorato fratello gemello Felix è stato portato via dall’Aids e Nathan, l’uomo della sua vita, l’ha lasciata. Le restano soltanto l’eccentrica zia Ruth e Alan, compagno del fratello, destinato a soccombere anche lui all’Aids, di lì a poco. In preda alla depressione, Greta arriva a tentare la carta della terapia elettroconvulsivante, che però le causa un effetto collaterale sorprendente: dopo ogni trattamento comincia a rimbalzare nella New York del 1918, dove una guerra sta per finire, e nella New York del 1941, dove una guerra sta per iniziare. Ritrova la stessa identità, la stessa casa, le stesse persone, da Felix a Nathan, anche Ruth e Alan. E volti nuovi, come il giovane Leo. Scenari diversi eppure uguali, ricombinazioni di destini e percorsi. Quando i trattamenti finiranno cosa farà Greta? Quali porte chiuderà? Quali deciderà di attraversare?

È questa la donna che sognavi di essere? È questa?

Questo è il terzo libro che leggo di Andrew Sean Greer e non mi delude mai. In questa storia incredibile il suo stile si mantiene sempre vivido e teso, trasportando il lettore avanti e indietro nelle epoche e tra le più svariate emozioni contrastanti, insieme a Greta. Colpisce la complessità e la profondità delle riflessioni che induce la trama: la quantità di noi stessi che ci portiamo dentro, quei lati che affiorano, quelli che restano assopiti per sempre, che potrebbero essere in un altro luogo, in un altro tempo. Quanto di noi non conosciamo? Quanto non sceglieremo mai?

Come mai ci riesce così impossibile credere al fatto che abbiamo tante teste come certi mostri, tante braccia quante certe divinità, e tanti cuori quanto gli angeli?

Ho amato soprattutto la capacità dell’autore di comprendere il pensiero femminile. Non è scontato. Greta è scritta in modo vivo, vitale, vero, tutte le sfumature dei suoi sentimenti – dall’amore struggente per il fratello a quello complicato per Nathan- tutte le sue paure di donna, le sue esitazioni, il suo coraggio, le sue scelte giuste e sbagliate, tutto è reso con realismo e partecipazione. Andrew Sean Greer non la giudica, non appiccica alle sue azioni una comoda lezione di morale maschile. Lui capisce Greta e la racconta.

E dunque ditemi, signori, ditemi: in quale epoca e luogo è stato facile essere donna?

Le vite impossibili di Greta Wells è una lettura particolarmente adatta a questo periodo e non solo perché nella parte ambientata nel 1918 sta imperversando l’influenza spagnola. Lo è perché tutti noi, chi più chi meno, stiamo rivalutando i nostri ruoli, ripensando progetti per il futuro, ricalibrando desideri e paure, in una realtà di colpo cambiata e ancora da assimilare. Forse le esperienze e le emozioni di Greta non sono poi tanto distanti dalle nostre.

Ricordati di come ti risvegliavi in quelle mattine strane, con l’animo inquieto ed emozionato. Non diluire te stessa in giornate insignificanti. Greta: lascia la tua impronta nel mondo.

Edizione 2013 Bompiani

Traduzione di Elena Dal Pra

Pagine 292