Miss Islanda: alla ricerca di uno spazio in cui essere liberi

Metto la macchina da scrivere sul tavolo e inserisco un foglio. Impugno la bacchetta del direttore d’orchestra. Posso accendere una stella nel firmamento nero. Posso anche spegnerla. Il mondo è una mia invenzione.

E Miss Islanda racconta proprio questo : il bisogno di inventare un nuovo mondo, di crearsi uno spazio in cui poter essere liberi, se stessi, anche soltanto immaginare un luogo della mente in cui trovare respiro.

Lo stile è asciutto ed essenziale, nordico, e ben si accorda con la personalità della voce narrante, Heckla, che ha il nome di un vulcano, e si trasferisce a Reykjavik decisa ad aprirsi una strada come scrittrice, nell’Islanda di sessant’anni fa, ancora fortemente maschilista e patriarcale.

I poeti erano maschi. Dal che avevo imparato a non svelare a nessuno le mie intenzioni.

Heckla porta i pantaloni, dà alla gatta un nome maschile, ammette serenamente di desiderare gli uomini per il loro corpo e rifiuta a più riprese di concorrere per il titolo di Miss Islanda. Soprattutto osserva, da scrittrice autentica, offre poco di sé ma registra con lucidità chi e cosa le sta intorno.

Più fragili e viscerali i suoi amici, ancora più difficile per loro inventarsi un mondo su misura.

Isey, sposata e madre di una bambina piccola, subisce il mondo altrui e ha il terrore di avere tanti figli. Unica via di fuga in un diario, su cui scrive quasi sentendosi in colpa. La sua lotta interiore contro la rassegnazione a una vita ormai prestabilita è toccante, come quando riconosce nella vicina di casa la propria solitudine.

… ho notato che anche la donna stava lì alla finestra della cucina e guardava fuori nel buio. Mi è sembrato che avesse un’espressione molto molto triste. Mi sono vista specchiata nel vetro e anche lei si è specchiata nel vetro di casa sua, due donne insonni, e per un attimo le immagini dei nostri visi si sono sovrapposte e ho avuto come l’impressione che lei fosse nella mia cucina e io nella sua, riesci a farti un’idea della balordaggine che c’è in me?

E poi Jón John, il personaggio che più ho amato. Costretto a fare il marinaio per vivere ma con l’intimo sogno di realizzare costumi per i musical. Il mondo che vorrebbe inventarsi è quello in cui un ragazzo come lui possa liberamente amare altri ragazzi. Non lo crede possibile e si autodefinisce invertito, consumato dall’amara convinzione di non poter vivere la propria sessualità e voglia di amare alla luce del sole.

Conosco diecimila sentimenti, connessi con il vuoto.

Il suo rapporto con Heckla è profondo e delicato quanto lui e probabilmente rappresenta anche il sentimento più vero che lei stessa abbia mai provato. Di certo, a modo loro, si amano e si sostengono. Jón John non crede in se stesso eppure crede in Heckla.

Anche se nel mondo non c’è spazio per un finocchio, Heckla, c’è però spazio per una scrittrice.

Ci si affeziona a questi personaggi, ci si chiede cosa ne sarà di loro. Io non sono riuscita ad abbandonarli e ho divorato il libro in una sera, conquistata.

Il finale può sorprendere o meno, dipende dal punto di vista soggettivo del lettore: la linea che separa e al contempo unisce i sogni e i compromessi può essere molto sottile. Sicuramente l’intera storia offre uno spunto per riflettere su quante cose siano cambiate in sei decenni e quante, dopotutto, non siano poi molto diverse. In ogni caso, oggi, come allora, quel che conta è continuare a battersi, anche fallendo ma mai rinunciando, per quel luogo in cui potremo essere veramente e totalmente noi stessi.

Non posso mollare la presa. Scrivere. È questo che mi tiene ancorata alla vita. Non ho nient’altro. Tutto quello che ho è l’immaginazione.

Edizione settembre 2019: Einaudi

Pagine: 208

Traduzione di Stefano Rosatti

Conversazione con Talija: sette canzoni da ascoltare camminandole accanto

Un pomeriggio ferrarese. Caffè, pasticcini, una gattina che ogni tanto viene a strusciarsi contro le mie gambe. E soprattutto lei, Talija (al secolo Giovanna Cardillo) che mi racconta del cd che porta il suo nome, prodotto da Michele Guberti per Massaga Produzioni e distribuito da (R)esisto. Non ho le competenze per scrivere di musica, ma di certo amo scrivere di sogni, in particolare i sogni degli artisti. La loro arte. E il sogno di Talija è nei suoi occhi, nel coinvolgimento con cui parla di questo album. Un punto di partenza, per lei. Ma anche un ritorno, alla musica, dopo che se ne era allontanata per molto tempo.

È stato difficile. Ho avuto molti dubbi e paure. Sarei stata ancora capace di cantare e di incidere? I miei testi sarebbero stati validi?

Timori legittimi, ma infondati. Il risultato c’è ed è di un livello molto alto, un lavoro che colpisce per la sua omogeneità.

《La cosa strana di questo cd è che le canzoni sono state tutte scritte in tempi diversi, eppure quasi per caso, senza che fosse voluto da parte mia, si sono raggruppate come in un puzzle. È quasi un’opera teatrale, ogni brano un atto》

Ed è un’opera che narra di violenza, soprattutto psicologica ed emotiva.

Mi interessava capire come questo possa interferire con la vita di una persona》

Nel procedere dei sette brani, Talija traccia un cammino che va dalla disillusione giovanile e ancora immatura di Fade to grey alla nuova consapevolezza di avere un amico in noi stessi di New friend, passando per le domande di Why o l’energia e la voglia di reagire di Strong, primo singolo diffuso, accompagnato da un notevole video in cui le protagoniste sono donne dai volti particolari e indimenticabili. Un percorso rievocato anche dalla bella copertina, dove una donna cammina solitaria ma dando l’impressione di non temere la strada che ha davanti. Un dipinto realizzato dal pittore Francesco Cardillo, padre della cantautrice, scomparso da alcuni anni. In questa immagine riconosceva sua figlia. Sempre a lui è dovuto anche il nome d’arte Talija, ispirato da una parola calabrese che significa sbirciare. Nei paesi dell’Est invece significa vita. Non fa una piega, secondo me: Talija sbircia la vita e ci offre sette spunti per percorrerla e affrontarla.

Da sola, in quel dipinto, ma avendo ben chiaro che degli altri abbiamo tutti bisogno.

《Nelle mie canzoni non viene mai espressa la qualità del rapporto. Potrebbe trattarsi di una storia d’amore, così come di un’amicizia o di un rapporto madre e figlia. Io racconto una sensazione, in cui ognuno può vedere ciò che vuole. Il mio album è uno spazio in cui accolgo le persone, un punto di incontro. Tu vieni, mi ascolti e poi decidi cosa vuoi mettere di te stessa nella storia che ti racconto》.

Di Talija mi piace il senso di ribellione, la sua critica ai dogmi e agli standard stereotipati che ci condizionano e ci imprigionano in caselle prestabilite che cancellano la bellezza speciale della nostra unicità. Anche questa è una forma di violenza. E chi ha deciso in fondo che dobbiamo essere in un certo modo e desiderare determinate cose?

Se volete ascoltarla dal vivo e conoscerla, potrete farlo il prossimo 9 agosto 2019, nell’ambito della rassegna di concerti estivi del Circolo Arci Black Star di Ferrara. Prossimamente sono in arrivo anche un secondo singolo estratto dall’album e il relativo video. E come ogni vero artista che si rispetti, già la sua creatività è in fermento per cose nuove. Lo dice ridendo.

Non ho ancora finito di promuovere questo album e già ho per la testa altre canzoni da scrivere》.

Io dico che vale la pena di tenerla d’occhio. E soprattutto di ascoltarla. La gattina ai nostri piedi fa le fusa: è d’accordo anche lei.

(Copertina di Francesco Cardillo

Fotografie di Ilaria Passiatore

Potete trovare Talija Official su Facebook, Instagram e Youtube)