Don Chisciotte: per restare fedeli ai sogni serve coraggio

C’è un coraggio di cui si parla poco, dice Don Chisciotte a Sancho Panza: è il coraggio di restare fedeli ai sogni, specie ai sogni della giovinezza.

In effetti, quando si concepisce un sogno, si vedono cose invisibili agli altri. Ciò che per il sognatore diventa una questione di vita o di morte, una scelta fondamentale, per chi lo circonda può ridursi a una semplice burla, a una follia, a un errore. E a quel punto, solo con il suo sogno di cavaliere errante, il sognatore cosa deve fare? Insistere? Dubitare? Abiurare? Ritrovare il senno e liberarsi di tutto ciò che l’ha condotto a sfidare i mulini a vento in nome di un sentimento che solo lui comprende?

Ho riflettuto su questo ed altro, grazie a Don Chisciotte, in scena lo scorso 1 febbraio 2019 al Teatro dei Fluttuanti di Argenta, in provincia di Ferrara. Un allestimento che mi ha conquistata con la sua atmosfera da teatro puro, antico, fatto di ingegno scenografico e immaginazione. Il tipo di teatro in grado di raccontare un’estasi onirica in fondo a un pozzo grazie a sagome femminili e floreali dipinte di colori fosforescenti, che con un cambio di luce o un semplice drappo che scende sul palcoscenico fa percorrere a personaggi e spettatori grandi distanze e solletica la fantasia. La sospensione dell’incredulità per eccellenza, con un tocco di poesia a metà tra Fellini e la drammaturgia di Lorca.

Bello. Perfetto per raccontare una favola, ma una favola dove il surreale sfocia nella realtà, dove il divertimento si stempera nella tristezza. Contrasto incarnato dai due protagonisti.

Alessio Boni interpreta Don Chisciotte con grande energia e passione, dando vita a un cavaliere errante tenace e determinato, buffo e tenero nella sua testardaggine. Serra Yilmaz, – attrice icona dei film di Ferzan Ozpeteck- è un originale e davvero convincente Sancho Panza, con la sua umanità così concreta, che come un’ancora trattiene a terra il padrone che rischia di essere trascinato via dai voli pindarici. E che però lo esorta a non smettere di sognare, quando lui sembra cedere all’amarezza della sconfitta.

Forse è questo il segreto: sognare, sempre, con un piede sulle nuvole e uno saldamente a terra. Lanciarsi contro i mulini a vento, ma accertandosi che il buon senso venga a raccattarci quando ci faremo male. Mai permettere però a chi non capisce di bruciare ciò che alimenta i nostri sogni o di schernirli.

《Mantengo sempre ciò che ho promesso》dice Don Chisciotte, 《anche se per gli altri è tutto uno scherzo》

Un adattamento più che riuscito, quindi, con un cast di bravi comprimari (quasi tutti impegnati in più di un ruolo), tra cui segnalo in particolare Nicolò Diana, che anima Ronzinante, cavallo meccanico (simile a quelli del musical War Horse) sorprendentemente realistico, al punto che ci si commuove quando Don Chisciotte lo lascia libero e lo costringe ad andarsene.

Il tour dello spettacolo proseguirà sino ad aprile compreso, toccando tante città italiane. Se volete godervi una serata che dia spazio e vitalità all’arte del teatro e del racconto, cercate Don Chisciotte e lanciatevi all’avventura con lui, Ronzinante e il simpatico Sancho.

E ricordate di non abiurare. Restate più che potete cavalieri erranti fedeli ai vostri sogni. Coraggiosamente, con un piede per terra e uno sulle nuvole. Anche e soprattutto quando per gli altri sarà tutto uno scherzo.

The deep blue sea: storia di una donna imperfetta

Quando ti trovi tra il diavolo e il profondo mare azzurro, il profondo mare azzurro ti appare invitante…

C’è qualcosa di intimo nel guardare una pièce teatrale dall’alto di un loggione vuoto, in un teatro antico e bellissimo. Una decisione dell’ultimo minuto, la platea e i palchi pieni e quella porzione laterale di loggione rimasta libera, lassù al quinto piano. Io sola soletta nel buio, con la sensazione di avere un angolo privilegiato tutto per me. Io, il mio luogo speciale e là, sul palco, la storia di una donna imperfetta, lunga un giorno e un atto.

Nella luce del primo mattino, Hester giace esanime sul tappeto del salotto dopo un tentativo fallito di suicidio. La salvano la padrona di casa e alcuni vicini e piano piano gli spettatori scoprono cosa c’è dietro la sua volontà di farla finita. Quasi un anno prima, Hester ha lasciato il facoltoso marito, giudice dell’alta corte, per andare a vivere con Freddie, un ex pilota di aerei più giovane di lei. Una relazione fortemente passionale che Hester vive con profonda intensità sino allo stremo, mentre Freddie, immaturo e più superficiale, non ricambia con pari impeto e resta più distaccato e distratto. Dopo dieci mesi lui è disoccupato e beve troppo, lei appunto è talmente logorata da volersi uccidere.

Il suicidio mancato e un possibile lavoro per Freddie in Sud America porteranno la situazione al punto di non ritorno, obbligando i due amanti al confronto e a drastiche decisioni.

Il drammaturgo inglese Terence Rattigan ha scritto The Deep Blue Sea nel 1952, pare ispirandosi in parte alla fine della relazione con un suo amante segreto, e da allora il dramma continua ad essere rappresentato in teatro, in tv e al cinema (la più recente versione cinematografica è del 2011, con Rachel Weisz, ma Hester fu interpretata sul grande schermo anche da Vivien Leigh). L’attuale versione teatrale italiana, a cui ho assistito lo scorso 28 ottobre 2018, al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, è diretta da Luca Zingaretti e vede nei panni della protagonista Luisa Ranieri. L’attrice, fisicamente perfetta per gli abiti degli anni Cinquanta, ha offerto una prova notevole e sincera: Hester Collyer è un personaggio complesso e non facile, di certo una sfida stimolante per un’interprete, una figura femminile moderna e dalla forza dirompente sia sul piano narrativo che concettuale. Si spinge oltre i limiti trascinata da una passione cieca, stravolge se stessa e la propria vita, sino a perdere la speranza, a ritrovarsi d’un tratto senza un posto accettabile nella società perbenista e patriarcale in cui vive.

Proprio in questo, a me, è parso di cogliere il tratto maggiormente innovativo della scrittura di Rattigan: a una donna che ha peccato, che inseguendo il desiderio ha sbagliato e perso, mai davvero amata nel modo giusto, cosa resta?

La comprensione pietosa e un po’ ipocrita del vicinato? Il perdono del marito? La condanna di se stessa?

Forse invece potrebbe servirle semplicemente l’amicizia, ci dice Rattigan, uno sguardo simile, non giudicante. Di qualcuno che sa come si stia a toccare il fondo, a perdere, ad avere addosso le dita puntate, con i sussurri dietro le spalle.

A questo proposito va detto che l’intero cast diretto da Zingaretti è molto valido, dal giovane Giovanni Anzaldo nel ruolo di Freddie, a Luciano Scarpa in quello del marito giudice, passando per gli altri comprimari, Maddalena Amorini, Alessia Giuliani, Flavio Furno e Giovanni Serratore, ma di certo il personaggio che emerge su tutti è quello di Miller, affidato ad Aldo Ottobrino. Un ex medico che ha perso l’abilitazione per motivi non chiari (c’è chi suppone problemi legati all’orientamento sessuale) e che ora lavora per un allibratore: è lui a prendersi cura di Hester dopo il tentativo di suicidio, lui l’unico a guardarla davvero, senza pregiudizio, con reale solidarietà. Ottobrino rende bene il suo atteggiamento pacato e ironico e sin dalla prima entrata in scena cattura l’attenzione e la simpatia del pubblico. Fra le righe dei suoi commenti stringati emerge via via, sottile, la sensibilità senza fronzoli ma concreta di chi è caduto e conosce il sapore della polvere. Hester gli chiede cosa ci sia oltre la speranza, lui risponde che oltre la speranza c’è la vita.

Cosa farà dunque Hester?

Il giorno finisce, giunge la notte. Molte cose, dopo il suo suicidio fallito, sono accadute e sono state dette. Sceglierà ancora la morte? Resterà con Freddie o tornerà dal marito? Ascolterà il suo nuovo amico e prenderà un’altra via? Soccomberà o rinascerà?

Il tour italiano di The Deep Blue Sea è cominciato da poco e girerà per l’Italia, quindi potrete scoprirlo, se vorrete.

Dall’alto del mio posticino speciale in loggione, io davvero ve lo consiglio e concludo con una frase di Miller. Parole quanto mai vere, ieri come oggi.

Il mondo è talmente buio che anche una fiammella è la benvenuta.