La creatura del desiderio: un libro bizzarro per una bizzarra ossessione

Sono di mese in mese sempre più impaziente di vedere questa creatura del desiderio…》

Bizzarro. È stato l’aggettivo che mi ha risuonato in testa per tutta lettura di questo breve libro. Bizzarra la storia, un po’ bizzarra pure la struttura del libro stesso.

L’autore è quell’ Andrea Camilleri che la maggioranza del pubblico conosce per i gialli del commissario Montalbano e, in questa occasione, si misura con la storia vera di un’ossessione amorosa sfociata in qualcosa di… beh di decisamente bizzarro, lo ribadisco. Nonché inquietante, morboso, aggiungerei anche delirante. Forse persino con un pizzico di genialità.

Si tratta della passione folle che il pittore austriaco Oskar Kokoschka sviluppò per Alma Mahler. Lei, vedova del compositore e direttore d’orchestra Gustav Mahler, amava essere amante e musa degli artisti. Lui, pittore impressionista dallo stile senza regole, veniva definito dai suoi contemporanei selvaggio (ed era l’epiteto più gentile).

Ma la parte interessante della loro vicenda non è tanto la bruciante e controversa relazione che li legò, quanto piuttosto ciò che accadde dopo che le loro strade si separarono.

Alma lasciò Kokoschka e lui, distrutto, partì volontario per la prima guerra mondiale. Una volta tornato, incapace di rassegnarsi, il pittore contattò Hermine Moos, una modista e creatrice di bambole, e le commissionò, con lettere colme di disegni e minuziose istruzioni, una bambola a grandezza naturale con le fattezze di Alma. Più che una bambola, una sorta di feticcio o simulacro della donna, con tanto di genitali femminili, lingua, denti, e fatta di un tessuto che si avvicinasse il più possibile alla consistenza della pelle umana. Il risultato fu grottesco e le foto della bambola sono abbastanza raccapriccianti, ma, sebbene nella propria biografia, Kokoschka tenda a minimizzare sulla faccenda, pare che per un po’ abbia persino portato la bambola in società, presentandola agli amici, e che ne abbia anche fatto la propria modella. Se infatti la vera Alma gli ispirò il celebre dipinto La sposa del vento, il suo doppio è protagonista del quadro Donna in blu.

L’inquietante idillio terminò in modo violento (e un tantino tragicomico), quando Kokoschka decapitò la bambola e la gettò nuda in giardino. Essendo la bambola sporca di vino, venne scambiata dal postino per un vero cadavere ed intervenne la polizia, che poi chiarì l’equivoco.

Ammetto che ho trovato un po’ confuso l’approccio scelto da Camilleri nel narrare questa storia incredibile. All’inizio si può pensare di trovarsi di fronte a un saggio che riporta in modo classico e puntuale l’incontro e l’evoluzione del rapporto tra Kokoschka e Alma, poi però si passa a una sorta di ricostruzione romanzata della convivenza tra il pittore e la bambola, in cui l’autore ha creato i dialoghi estrapolando i testi da alcune opere teatrali scritte da Kokoschka stesso, I bambini sognanti e Assassino, speranza delle donne.

Personalmente ho preferito la seconda parte, più immersiva e intrigante.

In definitiva questo probabilmente non è uno dei migliori libri di Camilleri, ma ha in sé un certo fascino un po’ oscuro ed è una lettura godibile e perfetta magari per un pomeriggio piovoso, in cui sarà anche più facile immergersi nelle sue atmosfere morbose e cupe.

Oskar: 《Quanto ti ho aspettata nelle mie sere blu, solo, su questa coperta… Quanto ho desiderato di risentire le oscure parole della tua pelle…》

Alma: 《Eccomi tutta a te, carezzami con le tue mani rosse…》

Oskar: 《Mi piacerebbe passeggiarti nel sangue》

Edizioni Skira

Pagine 144

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